Il Foggia Calcio perde di misura con il Giugliano, punito da un rigore, forse evitabile. Un tentato anticipo della difesa sull’ingresso in area di un avversario, diretto più verso il fondo che verso la porta, che si trasforma in un’entrata in ritardo. Un errore di inesperienza, si potrebbe dire. Alla stregua di qualche errore sotto porta disseminato qua e là in questo avvio di stagione. Ecco qui, il tema di questo giorno post sconfitta: l’inesperienza.

E’ quel dazio, inevitabile, che devi pagare quando l’età media del gruppo è più che “verde”. Quella del Foggia è di circa 23 anni. Ancor piú se il gruppo si é formato solo nelle ultime ore di mercato e non si conosce a dovere. Sia chiaro, non è un torto essere giovani, anzi. Un campionato come la Lega Pro, o se preferite Serie C, deve essere usato proprio come trampolino di lancio per chi vuole crearsi una carriera nel calcio. Però, proprio per questo, bisogna rimodulare le aspettative non solo a lungo termine, ma anche sulle singole partite.

Se schieri un giovane, anche il più promettente, non puoi aspettarsi continuità di rendimento. Le prestazioni possono essere più umorali, certamente influenzate dal momento che di volta in volta il ragazzo (o i ragazzi, come in questo caso) devono gestire. E la gestione, è una capacità che arriva solo con il passare del tempo e le esperienze maturate. Inoltre bisogna aspettarsi dei picchi, tanto verso l’alto (con giocate d’altra categoria), quanto verso il basso (con errori, appunto…). Detto in altri termini, ai giovani va dato il tempo di crescere e anche di sbagliare. E’ un loro diritto ed è una tappa fondamentale della loro crescita.

Certo, al contempo va anche sottolineato che il campionato, soprattutto uno difficile come quello che coinvolge in girone C di Serie C, non aspetta proprio nessuno. Capita così che un Giugliano in difficoltà sotto il profilo tecnico (non ultimo il cambio in panchina a 48 ore dal match con l’arrivo dell’ex Cudini), riesca con un pizzico di fortuna e un po’ di malizia a portare via l’intera posta in palio. Anche dopo un primo tempo in cui sembrava messo alle corde da un Foggia più volenteroso e manovriero, ma mai (o quasi) pericoloso in attacco.

Ecco, questo è il secondo punto dell’analisi post-match: il peso offensivo della squadra. Detto già in altre analisi di Bevilacqua, che ha forza e tecnica per essere un punto di riferimento rossonero (e che la sua corsa a tratti eccessiva lo fa mancare di lucidità sotto porta), dei cinque attaccanti in organico (conteggiando anche il prossimo acquisto Ilicic) nessuno ha mai brillato come stoccatore d’area. Nell’insieme del reparto sono cinquanta quelli segnati tra i pro.

L’obiezione, per altro giusta, è che tanti calciatori, come ad esempio Giuseppe Signori, sono arrivati a Foggia con solo cinque gol all’attivo, per poi diventare un perno della Nazionale italiana e arrivare a una finale della Coppa del Mondo. L’importante è che abbiano la qualità di Giuseppe Signori e una guida certa come Zdenek Zeman a costruirli. Toccherà ai ragazzi dimostrare di che pasta sono fatti, ma crearsi queste aspettative non farebbe altro che mettere ulteriore pressione su di loro. Anche Signori è arrivato a Foggia alla fine degli anni Ottanta all’ombra di Meluso, che l’anno prima aveva segnato diversi gol al Monopoli. Aveva una figura di riferimento all’ombra della quale poter crescere.

Ben più importante, per, può essere l’analisi delle caratteristiche dei singoli. Dopo il passaggio (in corsa) dal 4-3-3 al 3-5-2 nelle operazioni di mercato, sembra evidente che servano attaccanti con caratteristiche precise: una prima punta che possa far salire la squadra, gestire palla e favorire chi ruota accanto a lui, in questo caso una seconda punta rapida e determinata nell’attaccare la rete (a questi si aggiungerebbero gli inserimenti dei centrocampisti, Garofalo su tutti). Se per il primo ruolo Bevilacqua sembra portato, restano da scoprire le caratteristiche di D’Amico (forse più a suo agio come suggeritore), Ilicic, Fossati e Sylla (una partita è troppo poco per giudicare).

Intanto, resta solo un dato di fatto. Il Foggia ha perso a Giugliano un preziosissimo scontro diretto per la salvezza contro una squadra alla sua portata. Con un piccolo surplus di esperienza si poteva lottare per portare a casa quantomeno un pareggio, che in ottica permanenza avrebbe pesato come un macigno.

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