Un ostacolo burocratico e finanziario minaccia di fermare la legge Bove, il disegno di legge che porta il nome del centrocampista Edoardo Bove e che punta a rendere obbligatoria la formazione sul primo soccorso nelle scuole italiane. A rischio sono i circa 5 milioni di euro che servirebbero per attuare il progetto, cifra che il Ministero dell’Economia non ha ancora individuato nei bilanci statali.
Il progetto del calciatore e del senatore
La proposta legislativa, sostenuta dal senatore Lombardo e dal calciatore della Fiorentina fino allo scorso dicembre, rappresenta un’iniziativa nata da un’esperienza drammatica. Bove, attualmente in forza al Watford, ha personalmente subìto un malore grave durante una partita di Serie A che ha reso ancora più concreta la necessità di sensibilizzare sulla tempestività degli interventi di soccorso.
Le parole di Bove sulla questione finanziaria
Di fronte al rischio di blocco amministrativo, il centrocampista non ha nascosto il proprio disappunto, mantenendo un tono sobrio e lontano da polemiche sterili. “La legge che porta il mio nome ferma per mancanza di soldi? Io non voglio fare polemica, la politica non è il mio campo. Però mi chiedo: quanto vale una vita umana? Il primo soccorso è questione di attimi”, ha dichiarato Bove, evidenziando come la questione vada oltre lo sport e tocchi un tema universale di salute pubblica.
L’appello implicito del calciatore è chiaro: la formazione alle tecniche di rianimazione cardiopolmonare e primo intervento dovrebbe essere prioritaria nei budget pubblici, considerando che potrebbe salvare vite in situazioni d’emergenza nelle scuole. La sfida ora è convincere i vertici economici dello Stato a destinare i fondi necessari, altrimenti il progetto resterà sulla carta mentre studenti continueranno a non ricevere questa formazione potenzialmente salvavita.