San Siro, battaglia legale sullo storico impianto: contestata la vendita per presunta violazione dei beni culturali

Lo scontro in tribunale

Lo stadio San Siro, gestito da Stadio San Siro Spa e controllato da Milan e Inter, è diventato oggetto di una contesa legale che va ben oltre le dinamiche sportive. Un cittadino attivista milanese ha avviato un’azione giudiziaria contestando la regolarità della vendita dell’impianto, sostenendo che il Comune di Milano abbia violato il Codice dei beni culturali con una manovra tempistica sospetta.

La tempistica contestata

Secondo quanto denunciato, il rogito relativo alla cessione dello stadio sarebbe stato firmato il 5 novembre 2025, cronaca che accende i riflettori su una questione cruciale: la scadenza dei 70 anni dall’originaria costruzione dell’impianto. Questa data è fondamentale perché, secondo la normativa vigente, al raggiungimento di questo termine scatterebbe automaticamente una tutela speciale prevista dall’articolo 12 del Codice dei beni culturali, che avrebbe vincolato ulteriormente l’utilizzo e la cessione del bene.

L’accusa di elusione normativa

L’avvocato Braghò, rappresentante legale nella causa, e il cittadino attivista A.O. sostengono che la tempistica della transazione non sia casuale. La tesi è che il Comune, guidato dal sindaco Beppe Sala, avrebbe deliberatamente anticipato la firma del contratto per aggirare il vincolo culturale che si sarebbe attivato nei giorni successivi, eludendo così le protezioni previste dalla legge sui beni culturali.

Lo storico San Siro, simbolo indissolubile della storia del calcio milanese e italiano, si trova ora al centro di una disputa che tocca questioni di tutela del patrimonio pubblico e delle prerogative amministrative. L’esito di questo procedimento giudiziale avrà ripercussioni significative non solo sulle vicende del grande calcio italiano, ma anche sul delicato equilibrio tra sviluppo urbanistico e preservazione culturale della città di Milano.

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