La Procura di Monza ha richiesto l’archiviazione del procedimento penale nei confronti di Gianluca Rocchi, ex designatore arbitrale, e degli altri imputati nell’ambito dell’inchiesta sulla presunta frode sportiva legata alla sala VAR di Lissone. Una decisione che rappresenta un momento significativo nella vicenda che ha coinvolto il mondo arbitrale italiano.
L’indagine sulla sala VAR di Lissone
L’inchiesta era stata avviata su sospetti di irregolarità nella gestione della sala VAR di Lissone, che rappresenta una struttura cruciale per il controllo video delle decisioni arbitrali in Serie A. Sotto la lente d’ingrandimento della magistratura erano finiti alcuni dei nomi più importanti dell’arbitraggio italiano, chiamati a rispondere di presunti comportamenti fraudolenti che avrebbero potuto compromettere l’integrità delle competizioni.
La richiesta di archiviazione
Guidata dal procuratore Claudio Gittardi, la Procura di Monza ha concluso l’esame della documentazione senza riscontrare elementi sufficienti a dimostrare condotte fraudolente da parte di Rocchi, Andrea Gervasoni (ex supervisore VAR), Luigi Nasca e Rodolfo Di Vuolo (entrambi ex arbitri VAR). Un esito che porta al termine un’indagine durata mesi e che aveva generato non poca tensione nell’ambiente arbitrale.
Il verdetto finale
Se il giudice accetterà la richiesta della Procura, il procedimento penale sarà definitivamente chiuso, segnando la conclusione ufficiale di una vicenda che aveva sollevato interrogativi sulla gestione della tecnologia arbitrale nel calcio italiano. Una conclusione che, qualora confermata dal tribunale, rappresenterebbe una sorta di “ok” giudiziario alle condotte degli imputati e uno sprone per il sistema arbitrale italiano a continuare il proprio lavoro con rinnovata serenità.