Alexandre Pato ha ripercorso i momenti indimenticabili della sua carriera al Festival dello Sport di Trento, rievocando gli anni straordinari trascorsi al Milan tra il 2007 e il 2013. L’attaccante brasiliano ha condiviso aneddoti e riflessioni su uno dei periodi più intensi della sua vita calcistica, caratterizzato da successi e sofferenze.
L’era d’oro sotto Ancelotti
Durante l’intervista, Pato ha sottolineato il ruolo fondamentale di Carlo Ancelotti nel suo sviluppo calcistico. Il legame con l’allenatore emiliano è stato decisivo per la crescita del giovane talento, permettendogli di esprimersi al massimo delle sue potenzialità nel prestigioso campionato italiano. Agli ordini di Ancelotti, Pato si è affermato come una delle punte più pericolose della Serie A, circondato da grandi campioni del calibro di Kaká, Ronaldo, Paolo Maldini, David Beckham, Cafu e Gennaro Gattuso.
Il peso degli infortuni
Un capitolo cruciale della narrazione è stato dedicato agli infortuni che hanno segnato la sua permanenza a Milano. Pato ha riconosciuto come questi problemi fisici abbiano limitato la sua possibilità di raggiungere ancora maggiori traguardi con la maglia rossonera, influenzando in modo significativo la continuità della sua performance.
La disponibilità al ritorno
In un momento che ha sorpreso gli ascoltatori, l’ex attaccante ha manifestato una certa nostalgia dichiarando: “Se il Milan mi chiamasse per sei mesi tornerei a giocare”. Una dichiarazione che testimonia l’amore viscerale mai sopito per il club di Via Aldo Rossi.
Una nuova passione
Oggi Pato guarda al futuro con uno sguardo completamente diverso. Ha rivelato infatti di essersi appassionato al tennis, alimentando il desiderio di diventare professionista in questo sport, segnando così una nuova fase della sua vita sportiva lontano dai campi da calcio.