
PIOVE SUL BAGNATO
Contro il Potenza c’era la speranza di una svolta, una svolta che non solo non è avvenuta, ma che ha in realtà lasciato posto ad una partita piena zeppa dei soliti cliché. Toccherebbe purtroppo ripeterci se non fosse che qualcosa ci è andata di traverso.
- I tifosi – Piove sul bagnato e non a caso. Quando piove si sa che emergono le lumachine e queste lumachine (ovviamente si scherza) sembra non aspettassero altro che un periodo critico per riportare in auge certe forme nostalgiche del passato. Se invece si tratta di tifosi innamorati della propria maglia, la cosa si fa tragicomica, se non assurda, perché evidentemente non si ha contezza del fatto che se non fossero intervenuti due giovani gagliardi, chissà quale futuro avrebbe potuto avere il Foggia. Altro che serie C, altro che quarta serie.Riguardo le contestazioni a fine gara riteniamo che possano essere, a caldo, pure legittime, ma a freddo dovrà necessariamente anche abbinarsi il sostegno.
Allora provo a cercare una quadra: da diverse partite a questa parte si è fatalmente pervenuti all’idea che l’obiettivo dovrà essere l’arrivare ai play out e magari in condizioni il più possibile vicine all’ottimale. E dunque, oltre a non essere ancora pregiudicato l’esito del torneo, comunque bisognerà far riferimento ai ragazzi che vanno in campo per salvare la categoria (un po’ com’è stato anche la scorsa stagione, quando dopo che la striscia di sconfitte consecutive si fermò “solo” a sei, gli undici in campo comunque ci evitarono la retrocessione, nonostante la frattura tifosi-squadra).
Del resto passano i presidenti, passano i ds, passano gli allenatori, ma passano pure i giocatori. Chi resta? - La classifica – Noi continuiamo ad avere fiducia poiché nei bassifondi non bisogna vincerle tutte, ma fare punti qua e là, specie in considerazione del fatto che, purtroppo per loro, le disgrazie ci danno una mano (un po’ della “buona sorte” avuta nei 5 anni precedenti potrebbe farci comodo. Basterebbe anche in piccola misura).
- I giocatori – E’ chiaro che non possiamo sparare sulla croce rossa, poiché se uno è limitato, cosa gli vuoi dire? Del resto si sono scelti da soli? Direi proprio di no. Del resto con certe premesse e con certe situazioni mai viste nella storia del Foggia non poteva che generarsi quella che è forse la peggior squadra di sempre vista a Foggia nel professionismo. Dunque quasi quasi non ha neppure senso contestarli, poiché ormai gli stessi giocatori si sono assuefatti.
Giustificati? Assolutamente no. Tu puoi essere scarso quanto vuoi, ma in campo devi mangiarti l’erba e non avere la testa dell’ormai retrocesso: non si scherza con la passione altrui. Non può essere che un Biasiol ci metta quel po’ di cuore, grinta e temperamento tale da essere notato rispetto ad altri: parliamo di uno che viene dalla D e al momento non certo un top player. Non può essere che un ragazzino appena arrivato (Eyango) e fermo da un anno, un anno e mezzo, alla prima presenza cerchi di trascinare la squadra. Ribadiamo: scarsi sì, lo saranno anche, ma sportivamente arrabbiati devono pur esserlo. Prendano esempio da chi non percepisce compensi per intero ed è falcidiato da penalità (Siracusa). Dunque contestare come sta avvenendo può forse essere non del tutto la migliore strategia, ma provare un briciolo di vergogna guardandosi allo specchio da parte di diversi fra gli elementi di questa squadra credo sia doveroso. Ed è per questo che suggeriamo ai ragazzi che hanno anni e carisma di guidare per mano coloro che magari hanno già la testa presso altri lidi. Così come suggeriamo a chi di dovere di rendere lo spogliatoio e ciò che è attorno blindato, senza possibili interferenze di vario genere. - La proprietà – No, non ce la sentiamo di condannare l’attuale proprietà per alcuni errori, anche marchiani, poiché a nostro avviso, bisogna dirlo, sono stati fatti tutti in buona fede. E poi diciamolo: si sono comportati soprattutto da tifosi, e come tali ci si lascia trasportare spesso dall’emotività. Spiace dunque per questi ragazzi che oltretutto con la loro passione, il loro entusiasmo, rischiano di ritrovarsi a fare i conti in una considerevole percentuale con gli esiti delle gestioni di altri. E, magari, da qualche parte si dirà (e si riderà) del fatto che sono proprio i “foggiani” a portare a compimento una retrocessione drammatica e dolorosa. Per quanto mi riguarda, io la vedo in modo totalmente diverso: da un epilogo a mio modo di vedere molto più che probabile, oggi abbiamo una fiammella. Vediamo di coltivarla. Alla peggio, prendiamo a prestito le parole di un amico tifoso che allo stadio, nell’ultima partita, si è rivolto ai De Vitto-Casillo con un… “COMUNQUE VADA SARA’ UN SUCCESSO”. Ci ridiamo su, naturalmente (non è affatto un “successo” che ci auguriamo). Ma dunque, se non mollano loro due, lo possiamo fare noi?
Rino La Forgia
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