
Si spalancano le porte dell’inferno per i satanelli, da questa sera ultimi in classifica di Serie C Girone C. I rossoneri incassano la quinta sconfitta consecutiva ed evidenziano una crisi più nera della mezzanotte. E’ Panada a decidere la partita e consegnare alla formazione bergamasca il gol che vale lo 0-1 finale. Una bordata che affonda un Foggia volitivo, capace di coprirsi meglio con il passaggio al 3-5-2 ma al contempo scoperto in attacco per il gioco della “coperta corta”.
La squadra di Cangelosi (che va detto, non è riuscito ancora ad allenare per sette giorni la squadra e mai con tutti gli effettivi) si lecca le ferite dopo l’ennesima sconfitta in una partita che, con un pizzico di attenzione in più, sarebbe potuta terminare tranquillamente con un pareggio. La differenza l’hanno fatta i singoli, calciatori bergamaschi, apparsi, in alcuni casi, ben superiori alla media della categoria (vedi Levak, Panada, Misitano e Vavassori).
Un’attenuante che serve a poco al Foggia, che si ritrova con il morale sotto i tacchi. Il tempo stringe e ci si rende sempre più conto che per mantenere la categoria servirà un autentico miracolo che dovrà nascere, necessariamente, dalla forza interiore del gruppo e dalla coesione dell’ambiente.
FORMAZIONE – Il tecnico Vincenzo Cangelosi ridisegna il suo Foggia. I rossoneri scendono in campo con il 3-5-2. Out D’Amico, Liguori e Buttaro per infortunio, rientrano tra i titolari Staver e Nocerino. Questo l’undici iniziale: Perucchini; Staver, Brosco, Rizzo; Nocerino, Garofalo, Petermann, Castorri; Tommasini, Cangiano.
PRIMO TEMPO – L’Atalanta è molto aggressiva e pressa altissimo i portatori di palla rossoneri, che appaiono troppo farraginosi nell’impostazione dell’azione. Così è proprio la formazione ospite a creare il primo problema. Una palla messa al centro da Bergonzi dà origine a una mischia in area. Misitano prova a concludere a rete, Perucchini respinge il tocco ravvicinato col petto, ma l’arbitro fischia per una posizione di offside dell’attaccante. Il Foggia reagisce timidamente al 14’ quando un volitivo Tommasini innesca il contropiede solitario. Si ferme e serve Cangiano. La rasoiata di destro viene toccata da Levak in scivolata e la palla finisce sul fondo.
L’azione sembra dare comunque una scossa al Foggia, che inizia a far salire la pressione e si sposta una ventina di metri più avanti sul campo. Al 18’ Cangiano cerca il guizzo vincente. Raccoglie palla da rimessa laterale di Giron, resiste alla carica di tre avversari e calcia in porta col destro. Un difensore lo mura, la palla arriva però dalle parti di Petermann, che non ha il tempo di coordinarsi e calcia per anticipare l’aggressione degli avversari. Palla a lato e mani nei capelli.
L’Atalanta si rifugia in una miriade di falli tattici, tutti ravvisati dall’arbitro. I rossoneri difendono discretamente, ma perdono qualcosa in attacco, come quando al 23’ Giron serve Tommasini sulla tre quarti. L’attaccante è però il vertice estremo della sua squadra e, senza supporto, prova la conclusione dalla distanza. Troppo difficile per pescare il classico “jolly”. Palla alta (e di molto) sulla traversa. L’Atalanta, però, è solida in difesa e riesce a con forza e fisico riesce a controllare i rossoneri, che al 35’ rischiano grosso.
Su un pallone messo al centro per Lovik, appostato al limite dell’area piccola, il calciatore lombardo controlla macchinosamente e finta la conclusione. Brosco, sorpreso, va a terra nel tentativo di opporre il corpo, poi riesce con il piede a spazzare via il pallone destinato in fondo al sacco. L’inerzia della partita cambia e adesso è la formazione ospite a prendere le redini del centrocampo. Il Foggia soffre la pressione e si affida, per alleggerirla, alla conclusione dalla distanza di Garofalo. Potente, ma completamente fuori misura.
SECONDO TEMPO – Dopo l’intervallo l’Atalanta torna in campo determinata, guadagna metri su metri, ma il primo vero attacco lo porta il Foggia. Contropiede di Castorri al 51’, palla sulla sinistra per Giron che mette al centro un radente perfetto per Tommasini, che non arriva alla deviazione solo davanti alla porta. Risponde subito l’Atalanta con Panada: tiro dalla distanza deviato in angolo.
Più pericoloso è il Foggia al 55’, quando Tommasini triangola con Cangiano, che gli restituisce palla di tacco, mandandolo solo dinanzi al portiere. L’attaccante sembra per un attimo sorpreso dal pallone, ma riesce comunque ad arrivarci, anticipato in scivolata da Navarro, che tocca il pallone favorendo l’intervento del portiere. Al 58’ il Foggia capitola. Palla respinta con fatica dalla difesa sugli sviluppi di un calcio di punizione. Panada è il primo ad arrivare sulla sfera e la calcia con potenza di collo pieno spedendola nel sette. Zero a uno.
Il Foggia accusa il colpo e pochi secondi dopo la ripresa del gioco rischia nuovamente di capitolare con un affondo di Ghislandi, il cui tiro a giro esce a lato, deviato da un difensore. Cangelosi cambia e inserisce Valietti e Menegazzo al posto di Nocerino e Petermann. Al 69’ Brosco chiede il cambio e viene rilevato da Minelli. Al 79’ il Foggia chiede l’FVS per un presunto fallo di mano in area, ma l’arbitro, dopo revisione, decide di non intervenire. Ancora un minuto e Rizzo deve murare in scivolata Cortinovis, subentrato nella ripresa, pronto al facile raddoppio all’interno dell’area di rigore.
Sugli sviluppi dell’angolo Navarro impegna Perucchini al volo per togliere la palla dal sette. Lo stesso difensore ci prova sull’angolo successivo, ma il portiere è l’unico a tenere in piedi la baracca, parando a terra. Altri cambi all’83’, quando Staver e Castorri lasciano spazio a Dimarco e Bevilacqua. Cangelosi torna al 4-3-3. Allo scadere del tempo regolamentare Tommasini prova a svegliare lo Zaccheria con un controllo, torsione e tiro dal limite, trovando la risposta in due tempi del portiere. Perucchini è poi protagonista nel recupero, quando esce e chiude la conclusione di Vavassori lanciato a rete.
Nell’ultimo giro di lancette il Foggia chiede nuovamente l’FVS per un nuovo presunto fallo di mano in area. Anche in questo caso nessun provvedimento da parte dell’arbitro.
Foto: Cautillo
