
Come al solito eravamo carichi di speranza alla vigilia della trasferta di Monopoli, pensando che magari all’ultimo i nostri “eroi” comprendessero il grosso debito nei confronti della piazza. Nulla, se non 10-15 minuti in cui pensavamo che…
Foggia, la Grande Vergogna: a Monopoli sconfitta per tutti / La Versione di Rino La Forgia
Vergogna dentro e fuori dunque, e tocca partire proprio dalla fine quando qualcuno ha deciso nuovamente di riempire lo spazio della cronaca riproponendo i soliti cliché legati alla città di Foggia (qui il comunicato stampa della società Calcio Foggia). E non mi si dica che quello che è avvenuto al Veneziani sia il frutto dell’esasperazione per ciò che riguarda le questioni di campo. Qui molti sono esasperati, ma non è certo il modo di esprimere tale sentimento. A chi ha inteso farsi giustizia sul terreno di gioco ci piacerebbe chiedere cosa volevano dimostrare e soprattutto se sono consapevoli delle conseguenze che certi atti possono portare. Ciò che è accaduto nel finale è pura follia. Basti vedere l’immagine di copertina: di cui ci colpisce e ci amareggia soprattutto vedere dei ragazzini, giovanissimi raccattapalle, spaventati e nascosti dietro i cartelloni pubblicitari (“I bambini erano lì per vivere emozioni e contribuire facendo i raccattapalle non per vivere attimi di paura”: così l’assessore allo sport del comune di Monopoli Vincenzo Laneve, centrando perfettamente l’inacettabilità di quanto accaduto). Tutti siamo delusi da questa annata calcistica, ma intanto le colpe vanno distribuite a destra e manca: c’è un’origine, una continuità ed infine citiamo chi va in campo, ma nulla che giustifichi certi atti. Su questi ultimi poi c’è da dire che se dei tesserati non sono in grado di meritarsi il professionismo, fino a che punto te la puoi mai prendere con loro?
Restando nel rettangolo di gioco, vergogna anche e soprattutto quando i nostri “eroi”, consumati i 10 minuti di adrenalina (?!?!), entrano in uno stato comatoso che va ad aggiungersi alle carenze tecniche, quasi facessero il pieno di camomilla. Esattamente come le dichiarazioni pre e post gara del “condottiero” Pazienza che evidentemente viveva dei momenti tutti suoi: perfino a Monopoli e dopo tante partite (spesso perse), ha parlato ancora di… “energie”, “unità di intenti” e balle varie per la prossima partita. Come se vivesse una realtà parallela, dimenticando che rischiamo pure di essere nuovamente superati dal pluripenalizzato Siracusa. Ma Pazienza lo sapeva che, al netto delle penalizzazioni, la classifica detterebbe di un Foggia di gran lunga all’ultimo posto? Soprattutto, nel momento in cui fu chiamato al capezzale della squadra, disse che già seguiva il Foggia e che fosse dunque consapevole, sia pur da lontano, di certe criticità. Ed allora perché ha accettato, perché non ha perso occasione per scaricare colpe su chi va in campo? Se hai accettato l’incarico è da quel momento in poi che tu e la squadra dovevate essere un tutt’uno ed assumerti le tue responsabilità! Ora col rientro di Barillari vedremo se ci sarà una sterzata (letteralmente in extremis), ma potrebbe essere troppo tardi: cambia il direttore d’orchestra ma i musicanti son sempre quelli. E poi ormai non dipende più solo da noi.
Riguardo poi i commenti che si leggono sulla classifica ed in particolare certi risultati strani e/o certe decisioni arbitrali altrettanto strane… ma ci rendiamo conto che cadiamo nel ridicolo? Trapani meno 25 di penalizzazione, Siracusa meno 11. Cos’altro vogliamo dalla sorte?
Al di là poi di come ognuno di noi la possa pensare, dispiace che se sarà retrocessione questa porterà anche la firma della nuova proprietà a causa di inesperienza, fretta e impulsività. Spiace perché nella vita tutti possiamo sbagliare, ma se fatto in buona fede si fa molta fatica a puntare il dito. In ogni caso tocca aspettare un’altra partita, dopo di chè bisognerà rimboccarsi le maniche e pensare ad una rinascita. La categoria è un dettaglio se le cose vanno fatte per bene. Che i De Vitto-Casillo si organizzino per bene e facciano pulizia di certi personaggi, a partire dai nostri “eroi” che hanno mostrato ardore agonistico solo quando son fuggiti nello spogliatoio e su cui stendiamo un velo pietoso.
Rino La Forgia
RIPRODUZIONE RISERVATA
