L’editoriale del direttore di Foggiasport24 sulla ripartenza del Foggia Calcio

Fare le cose come si deve, con i tempi giusti e con le persone giuste. Ecco, se c’è una cosa che ha insegnato la scorsa stagione è proprio questa. Il calcio è una materia che non si può improvvisare: servono idee, energie (fisiche ed economiche) e un pizzico di sana buona sorte. Il Foggia ne ha pagato dazio nella passata stagione, iniziata sotto la calura del ritiro di Trinitapoli e conclusa nel silenzio quasi drammatico del match contro la Salernitana. La Serie D è calata in uno Zaccheria desolatamente a porte chiuse, privo anche della contestazione. Un dolore infinito per la città, attonita e silente dinanzi al più inatteso e indigesto scivolone della sua storia.

FENICE – Quelli bravi, di solito, dicono che proprio da questi episodi bisogna trarre l’energia per ripartire. Il Foggia proverà ad essere all’altezza di questo impegno, con nel cuore il pensiero di fare quanta più strada possibile, per arrivare poi un giorno, magari, a voltarsi indietro e pensare… “Guarda dove siamo arrivati. E pensare che era nato tutto da una retrocessione”. Sia chiaro, non sarà facile (e nemmeno rapido) risalire la china del calcio, non solo sotto il profilo dei numeri, ma soprattutto sotto il profilo dell’immagine.

La squadra rossonera ha perso quell’alone di regalità che le presidenze di don Mimì Rosa Rosa, del commendatore Antonio Fesce e di don Pasquale Casillo avevano regalato al territorio. Undici stagioni in Serie A, alcune delle quali da protagonisti, insegnando calcio all’Italia intera, ma dei quali oggi sono in pochi a ricordarsene. I ragazzi, quelli più giovani, sono stati ammorbati da anni di Serie D e C, alcuni dei quali disastrosi, a malapena leniti dalle due stagioni in B di otto-nove anni fa. Una resistenza stoica dei tifosi, resa ancora più ardua dalle tante problematiche di carattere non sportivo che hanno appesantito purtroppo il club.

RIPARTENZA – Insomma, va rifondato tutto e non solo l’aspetto societario e calcistico. Va rifondato un intero movimento. Va ricostruito il sentimento di amore tra il Foggia e i suoi cittadini. Il club, in qualità di massima espressione calcistica del territorio, ha la necessità di tornare a essere parte della vita di tutti, soprattutto dei bambini e dei ragazzi, i tifosi del domani, che hanno la necessità di crescere in un’ottica di tifo sano e costruttivo. Il Foggia deve riprendersi il territorio per tornare a far riempire i balconi di bandiere, oppure per tornare a far indossare a tutti la maglia con il logo della loro squadra del cuore. Da quanto tempo non vedete in giro ragazzi con una tuta o con un giubbino con il simbolo dei satanelli? Tanto. Troppo.

ERRORE DA EVITARE – Attenzione, tornare a far breccia nei cuori della gente non significa semplicisticamente “vincere”. Certo, quello aiuterebbe e velocizzerebbe il tutto, ma l’obiettivo è molto più sottile e importante e necessariamente deve andare al di là del risultato sportivo, altrimenti si cadrebbe in un errore visto e rivisto. Già, perché dobbiamo partire dal presupposto che il Foggia è sempre stato come uno di famiglia per i foggiani e proprio come uno di famiglia poteva sbagliare (perdere) o far bene (vincere), senza mai uscire dal cerchio degli affetti più stretti.

E’ sempre stato quella cosa per la quale, indipendentemente dalla categoria …(che come dice De Zerbi, è un dettaglio) ha sempre indirizzato le settimane del popolo rossonero. Con una vittoria tutto è più facile e bello. Dopo una sconfitta anche i giorni successivi sembrano grigi e pesanti. Un eccesso? Probabilmente, sì, ma si tratta pur sempre di un eccesso di amore e niente più (senza isterismi o violenze), proprio per questo legittimo.

RIALLACCIARE – Ecco, Foggia deve tornare a riprendersi Foggia, il suo territorio, la sua provincia. Deve tornare ad accogliere e soprattutto unire, come accadeva tanto tempo fa, quando la città si divideva per ogni cosa (purtroppo), ma si riuniva solo sotto la bandiera rossonera. Orbene, tutto ciò premesso si rende necessaria una domanda: come è possibile riuscire nell’intento di ricreare coesione e feeling tra il Foggia e i foggiani? La risposta, ad essere sinceri, non è univoca. Nessuno può avere la bacchetta magica e in un tocco far mutare la situazione.

IDEE – Forse, basterebbe solo porsi l’obiettivo di tornare a far sentire la squadra il parente da tenere a tavola la domenica. Come quando negli anni Venti e Trenta le vittorie, spesso ottenute in Serie C, venivano festeggiate con i calciatori portati in trionfo sulle spalle dei tifosi (vedi i racconti del centravanti Giosué Poli in uno dei suoi libri). Una piccola festa-Champions domenicale, con i giocatori costretti ad affacciarsi più e più volte al balcone della sede del club per rispondere agli applausi della gente.

Basterebbe tornare alle parole di Bruschini, stopper degli anni Settanta, che amava pare passeggiate per il centro cittadino per raccogliere l’abbraccio della gente. Basterebbe tornare a parlare solo di calcio, senza incertezze di carattere societario, senza necessità di dover stilare o annunciare proclami e progetti ambiziosi.

Forse c’è solo bisogno di normalità. Di una squadra semplice e sincera, che gioca per la maglia, che può vincere, perdere o pareggiare, ma sempre cercando di rappresentare i suoi tifosi. Piegarsi al più bravo o alla sfortuna e gioire per un successo che è di tutti. Forse servirebbe rimettere nelle mani dei bambini i colori rossoneri e farglieli stringere al petto, come il papà e il nonno hanno fatto in passato, per portarli la domenica a tornare a riempire lo stadio.

FEELING – E basterebbe forse solo un accenno di tutto questo, perché, siamo sicuri, quell’amore non è spento, ma cova sotto la cenere, come è sempre stato da queste parti. Nel buio più totale del momento che si vive, il Foggia si trova nella difficile e al contempo opportuna posizione di poter ripartire da zero. Di ricreare quell’amore e di farlo in maniera corretta, ricostruendo una passione diversa (e migliore) nella sua gente.

Ha a sua disposizione una tavola bianca, candida e pura, sulla quale poter disegnare il suo futuro, con l’esigenza fisiologica di mettere distanza con il passato (e la dolorosa retrocessione) rigenerando ogni angolo del club, anche muri e pavimenti. Inizia un nuovo capitolo, indipendentemente se sarà Serie C, come tutto sembra indicare, o Serie D. L’occasione è importante, più di una vittoria o di una promozione. Non va sprecata.

Adblock test (Why?)