UN CALCIO ALLA DEPRESSIONE

Abbiamo ritenuto opportuno dopo Foggia-Cerignola evitare considerazioni varie, ad iniziare dal fatto che nel giro di una settimana ci sono stati eventi in rapidissima sequenza, dentro e fuori dal campo. Cambi in panchina, tre incontri importantissimi sul terreno di gioco, dimissioni Cangelosi e soprattutto la definitiva fumata bianca circa il passaggio di consegne relative alla società.
Partirei da quest’ultima e qualcuno non me ne voglia se la ritengo la notizia più importante, poiché riteniamo che l’evento vada inserito in cima alle questioni essenziali : pensiamo rappresenti la certificazione alla rinascita del Foggia calcio. Tra l’altro, sino alla fine e sottolineo, pur sembrando il closing una formalità, si è vociferato anche di un tira e molla che fa pensare a come sia stata snervante la trattativa. Alla fine possiamo tirare un sospiro di sollievo.

Ed il resto, dirà qualcuno, riferendosi alle questioni di campo, di classifica? Intanto saranno soddisfatti coloro davano priorità al cambio societario, anche rispetto ad una categoria inferiore. Per il resto dei tifosi? Bene, anche coloro che rappresentano la stragrande maggioranza dei fan ormai hanno ben compreso che, se nonostante il ritorno allo stadio e nonostante gli acquisti mirati e di valore, non siamo messi bene in classifica, figuriamoci con la vecchia proprietà quali nuvoloni avremmo visto all’orizzonte, considerando anche che in precedenti campagne di rafforzamento si è visto spesso un mero mescolamento di minestroni tra scappati di casa, emarginati e rotti. Alzi la mano chi sarebbe stato in fiducia circa l’epilogo finale. Soprattutto c’è da chiedersi quale futuro avremmo mai avuto anche in serie D. Ma non vogliamo andare oltre perché poi ognuno di noi qualche riflessione l’avrà fatta.

Tornando al campo, la classifica la vediamo tutti e vien da evidenziare come nonostante tanto entusiasmo, nonostante due presidenti con possibilità economiche e soprattutto tifosi, esista paradossalmente un forte distacco tra il campo e fuori. Hai tutto ciò che una tifoseria può desiderare, ma vengono meno gli attori principali. Che paradosso!

L’idea che però ci siamo fatti è che dobbiamo e possiamo essere fiduciosi, poiché esistono tutti gli elementi a supporto di questa tesi. Intanto restano ancora diverse partite e moltiplicatele per 3, sappiamo che margini di punti sono disponibili, anche nonostante un trend negativo negli ultimi tempi.
Tutto tranquillo? Anche no. Abbiamo detto degli acquirenti, del fatto che non finiremo mai di ringraziarli, del fatto che sono stati coraggiosi anche oltremisura, del fatto che sono tifosi esattamente come il curvaiolo più incallito, ma qualcosa ci ha lasciati perplessi. Ebbene non riusciamo a comprendere l’uscita di scena di Cangelosi che potrebbe rivelarsi, speriamo di no, una scelta poco felice. E non mi si dica che lo stesso mister aveva valide motivazioni per dimettersi dal momento in cui praticamente non ha neppure iniziato a lavorare. Non mi si dica che la squadra non lo voleva: i “nuovi” potrebbero mai silurare uno che a stento conoscono? I “vecchi” potrebbero mai avere voce in capitolo considerando quello che vediamo in campo e dove ci stanno portando? La conclusione credo sia ovvia.
Fermo restando che Casillo-De Vitto hanno legittimità su tutto il loro operato, non comprendiamo come non abbiano capito l’impossibilità di incidere del mister, considerando il presentarsi in corso d’opera senza conoscere ne “vecchi”, ne “nuovi”. Tre partite in una settimana (voglio vedere chi avrebbe fatto miracoli) e nell’ultima contro i bergamaschi formazione dettata dai… medici. Senza considerare che il gol vittoria è avvenuto da una perfetta fucilata da fuori area. Mi dite se e come ha potuto incidere? Ed a tutto ciò mettiamoci pure il lato umano. Cangelosi sappiamo che è legato alla piazza, anzi legatissimo. Fu presentato come uno di famiglia: e meno male, vien da dire. A seguire poi le conseguenze su che tipo di ripercussioni può avere anche il rapporto con un altro di “famiglia” (Pavone)? Ora, nulla contro chi siederà sulla panchina, ma mi chiedo: se si perde la prossima si cambia nuovamente? Sotto questo punto di vista neppure il peggior presidente del Foggia è stato capace di tanto. Ovviamente ai due ragazzi al timone ci rivolgiamo con l’affetto che immagineranno, ma forse l’idea dei troppi social, se da una parte gratifica noi tifosi, dall’altra ne se senti/leggi di tutti i colori. Persino che Pavone-Cangelosi siano troppo datati (?????), come se ormai non riescono più a saltare l’uomo sulla fascia (bhooo). Addirittura chi auspicava il cambio perchè Cangelosi avrebbe un’espressione troppo seria e non gioiosa (????). Se stava Zeman che avrebbero detto?
Ora cari Giuseppe e Gennaro (mi permetto per una questione anagrafica), se dobbiamo salvare la barca serve come prima medicina serenità, negli spogliatoi e fuori, e non moti d’impeto. Serve lavoro e silenzio. Il tempo, anche se non infinito, per dar modo a questa rosa di crescere.
Del resto chi scrive pensa che servirebbe una scintilla, una sola, per mettere in moto i motori e avviare una scalata in classifica. C’è inoltre da dire che, pur guardando ad una posizione in graduatoria disastrosa, osserviamo una classifica tutt’altro che sgranata, a dimostrazione del fatto che tutto è in bilico… e per tutte.
Ai ragazzi che vanno in campo, poiché poi sono loro che hanno in mano persino il nostro umore, chiediamo di ritrovare serenità ma allo stesso tempo di mettere in campo i cosiddetti…
A loro poi vogliamo rammentare che la proprietà attraverso le loro prestazioni vuole aprire un ciclo, anche a costo di sacrifici economici. Può mai allettare di più l’idea di doversi spendere per una nuova avventura da altre parti, non si sa in che categoria, a quali stipendi e in chissà quale piazza? Chi invece di loro pensa di remare contro o ha altri interessi: quella è la porta.
Vediamo dunque di portare la barca in porto poichè, oltre al discorso sportivo, l’idea che i due ragazzi rischino di precipitare dove la vecchia gestione aveva indirizzato il club costruendo un complesso molto mal assortito per la categoria, è un’idea che proprio non ci va giù.

Dunque (e anche per questo…) : rialziamoci.

Forza Foggia!

Rino La Forgia

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