Ora possiamo dirlo: a Foggia e dintorni pochi, ma veramente pochi, contavano davvero sul sussulto finale d’orgoglio che potesse almeno concedere la proroga, probabilmente anch’essa illusoria, dei playout. E, sempre quei pochi, lo avevano sperato più per amore inguaribile e per riluttanza ad accettare l’inaccettabile e ineluttabile finale, che non per convinzione o per gli inesistenti “segnali” giunti da giocatori e staff.

Invece questo Foggia inutile e dannoso ha confermato, anche nell’ultimo atto contro una Salernitana (ancora lei, come nel ’98) che ha fatto nulla più del minimo sindacale, di essere ciò che non solo noialtri ma tutto il calcio italiano ha potuto evincere con certezza: una squadra sgangherata e insensata, priva di orgoglio e spina dorsale, del tutto avulsa dalla storia del club e totalmente disgiunta dalla sua identità. E che purtroppo (quel che è peggio) non potrà essere dimenticata, come invece tutti avremmo voluto, per la odiosa circostanza di aver compiuto una contro-impresa storica e difficilmente ripetibile (si spera…) nella traiettoria del calcio foggiano: la prima retrocessione sul campo in Serie D della storia, la peggiore striscia di sconfitte consecutive e totali (10 e 23), i peggiori numeri mai visti (attacco, difesa e differenza reti peggiori del girone), l‘ultimo posto (al netto delle penalizzazioni altrui) ed il più brutto campionato mai visto allo Zaccheria. Uno Zaccheria oggi pomeriggio vuoto e desolato almeno quanto l’animo e l’umore dei tifosi, cui le porte chiuse per la squalifica del dopo-Monopoli hanno almeno impedito di affacciarsi sullo squallore finale (e verrebbe da dire “per fortuna”, se non fosse per gli esecrabili fatti del Veneziani).

Neppure l’atto finale solleva il minimo dubbio che qualcuno o qualcosa possa essere “salvato” dalla condanna finale generale. Gli ultimi 90′ infatti non fanno che chiudere un torneo talmente fallimentare da far avvertire l’1 a 3 contro i granata di Serse Cosmi addirittura liberatorio. Buttarne giù la cronaca sarebbe un masochistico e francamente evitabile esercizio di soverchia superfluità (e infatti ce lo evitiamo). Basterebbe dire che quella che avrebbe dovuto essere una sorta di “partita della vita” si è rivelata piuttosto un triste compendio di tutti gli orrori “contemplati” nelle precedenti 37 gare. Altro che colpo di reni finale: gli insopportabili limiti di questa squadra si sono tutti presentati, come in una passerella al tempo stesso irridente e funerea. Dal gol al pronti-e-via della gara (un dai e vai sulla fascia con cross finale e inserimento di De Boer tra ben tre maglie rossonere, talmente semplice e banale da indurre a chiedere l’immediata fine della gara per manifesta inferiorità) alle belle statuine nell’azione del raddoppio, portata a termine da Ferrari dopo ben 8 tocchi di prima (su 11) in cui i giocatori in rossonero non sembrano capirci nulla. L’autorete di Longobardi sul cross di Rizzo (riesumato da Barilari come titolare, che lo preferisce a ben due terzini mancini di ruolo lasciati in panchina: altro manifesto del caos tecnico stagionale) è solo l’illusoria miccia che però non avrà nulla da accendere: perchè anche nella ripresa le polveri restano bagnate, nonostante il tecnico ligure abbia rinvenuto dal suo baule l’accantonato 4-3-3. L’effetto è solo la pletora di palloni buttati in area un po’ a casaccio, tutti disbrigati dalla retroguardia campana. In compenso, siccome la coperta è sempre quella (corta e lacera), i gol presi saranno tre, con il buffetto finale della ridicola carambola risolta da Quirini dopo un banale piazzato in area dalla tre quarti. Nel mezzo, tutta una serie di idiozie, errori da tornei amatoriali (dove almeno si gioca con più nerbo e foga), finanche un catalogo grottesco di tacchi, sombreri, doppi passi, perfino la rovesciata finale : un campionario di inutilità e assurdità, e, al tempo, la fotografia dell’insulsa incapacità di giocatori probabilmente ancora del tutto inconsapevoli di aver trascinato in D un club che (nonostante il carnevale triste delle ultime stagioni) conserva ancora una storia ed un posto di enorme rispetto nel calcio italiano.

Sì, il rispetto che questa squadra (e il nugolo di coloro che hanno provato a rianimarla) non ha avuto per questa storia e questa piazza, e tantomeno ha meritato da essa. La risoluzione automatica dei contratti biennali e triennali (di entrambe le gestioni), che almeno spedirà tutti via lontano da Foggia, sarà l’unica consolazione di una retrocessione tanto cocente quanto annunciata, sin dai tempi (sarà bene ricordarli) dei secchi di ghiaccio raccattati nelle pescherie nell’agostana canicola di Trinitapoli.

Giancarlo Pugliese

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FOGGIA – SALERNITANA 1-3 / IL TABELLINO

RETI: 6′ pt De Boer (S), 37′ pt Ferrari (S), 48′ pt aut. Longobardi (S), 27′ st Quirini (S)

Foggia (4-3-3): Perucchini; Buttaro, Brosco, Staver, Rizzo (1′ st Dimarco); Menegazzo, Garofalo, Castorri (11′ st Nocerino); Oliva (36′ st Cangiano), D’Amico (36′ st Bevilacqua), Liguori.  A disposizione: Magro, Borbei, Minelli, Eyango, Giron, Pazienza, Tommasini. Allenatore: Barilari

Salernitana (3-4-1-2): Donnarumma; Arena, Golemic, Anastasio; Cabianca (20′ st Quirini), Tascone, De Boer (31′ st Carriero), Longobardi; Ferraris (40′ st Gyabuaa); Lescano (1′ st Achik), Ferrari (40′ st Inglese). A disposizione: Brancolini, Antonucci, Haxhiu, Molina, Matino, Di Vico, Boncori. Allenatore: Cosmi

Arbitro: Di Francesco di Ostia Lido / assistenti: Sicurello e Pasqualetto. IV uomo: Gavini. FVS: Martinelli.

Note: gara disputata a porte chiuse per la prima di quattro giornate di squalifiche comminate dopo l’invasione di campo di Monopoli-Foggia. Ammoniti: Garofalo, Brosco, Buttaro (F), Golemic, Anastasio (S).


Foggia-Salernitana: il tabellino della partita
https://www.salernotoday.it/sport/calcio/foggia-salernitana-tabellino-partita-26-aprile-2026.html
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