Più un auspicio che un titolo. E’ il fin troppo facile giochino di parole che “apre” questo articolo. Il terzo cambio di guida tecnica della stagione (il 14° nelle ultime 4 stagioni: un record) deve necessariamente mettere un punto. Al bando le nevrosi, al bando le paure, al bando pure le diatribe intrinseche ad una piazza esasperata: la salvezza è una missione necessaria, indispensabile, inestimabile. Per raggiungerla, c’è bisogno di calma. Insieme a quella virtù che, guarda un po’, è giusto rappresentata nel cognome del nuovo tecnico: sì, la pazienza. Anche se tempo non ce n’è, e il campionato scorre inesorabile.

Il Foggia riparte con Pazienza

Prima considerazione: il Foggia non aveva un piano B. Le dimissioni di Vincenzo Cangelosi, giunto appena sei giorni prima (con due partite nel mezzo), per qualsiasi motivo siano arrivate  – e non è nostra intenzione adesso aprire un fronte di discussione nel merito – non erano affatto preventivate. La proprietà del club (da sei giorni finalmente a pieno titolo) ha dovuto perciò rimboccarsi le maniche e farlo in frettissima: la situazione non ammette incertezze. Le 5 sconfitte consecutive (6 nelle ultime 7) e il fanalino di coda appioppato alla vettura rossonera impongono di agire, senza indugi di sorta.

E così le voci si sono rincorse incontrollate per 48 ore, tutte senza conferma alcuna: tra tecnici di spessore ma momentaneamente fuori dal giro (Caneo), sogni proibiti (Bisoli, che invece attende una chiamata dalla B,  vedi Avellino), ulteriori esperti allievi di Zeman e/o Rossi (Breda),  ex di queste parti accasatisi tre giorni prima (Braglia) e altri ancora che si sono invece proposti loro, sembra anche con una certa veemenza (Fontana), alla fine ha avuto la meglio l’idea forse più razionale e fattibile fra tutte: Michelino Pazienza. Il tecnico sanseverese, cresciuto nel Foggia e sbocciato alla corte di Pasquale Marino, conosce bene l’ambiente e le persone. Non è un fondamentalista di un modulo in particolare (e questo è un altro pregio). Ha uno staff “fatto in casa” e che a Foggia è di casa (a cominciare dal suo secondo Antonio La Porta). E’ infine in cerca di una immediata rivalsa, dopo le delusioni degli ultimi esoneri (l’ultimissimo, il 2 novembre scorso, a Sassari, con la Torres al penultimo posto).

Lo splendido triennio di Cerignola (con il trionfale ritorno in C dopo circa ottant’anni nel 2022), in sodalizio con l’amico ed ex compagno nel Foggia di Marino, Elio Di Toro: l’acme di una carriera punteggiata prima e dopo da esperienze assai meno positive (gli esoneri di Pisa e Siracusa prima, di Benevento, Avellino e Sassari dopo, impreziosite giusto dalla semifinale playoff persa contro il Vicenza alla guida degli irpini nel 2024). Pazienza sarà ufficializzato presumibilmente domani, non appena arrivato l’ok alla risoluzione con la Torres. Torna in rossonero dopo 23 anni: era quello un Foggia straordinario e finalmente vincente dopo tre retrocessioni e anni tribolatissimi. Pasquale Marino, Roberto De Zerbi, Umberto Del Core, il capitano Carannante e infine Michelino da San Severo, polmoni d’acciaio e volontà di ferro: la stessa che servirà ora per rimettere sui binari un campionato che sta sfuggendo di mano. Firmerà un anno e mezzo di contratto (quello di Cangelosi era di sei mesi). La salvezza del suo vecchio club, di nuovo malandato, è il classico “cerchio che si chiude” e può coincidere con il rilancio della sua carriera. Ce lo auguriamo tutti.

Giancarlo Pugliese

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