Confuso, sicuramente. Come altrimenti descrivere un Foggia che non trova mai il bandolo della matassa in una partita che l’Audace studia, misura e alla fine monopolizza con una semplicità imbarazzante per gli ottomila dello Zaccheria. E poi infelice: perchè sa di aver deluso proprio la sua gente, festosa ed entusiasta della propria (ritrovata) squadra, nonostante la classifica e la cocente sconfitta di Latina. Un pubblico caldo, colorato (splendida la coreografia della Sud per festeggiare il 25° di uno dei suoi gruppi storici), correttissimo e, duole dirlo, “sproporzionato” per una squadra riscopertasi piccola piccola al cospetto di un avversario che mostra di sapere sempre cosa fare e come e quando farlo.

Barilari non aspetta e lancia subito 3 dei 4 acquisti in formazione titolare. Non tutti al meglio, ma le differenze si notano : Tomasini si sbatte e, capendo che di palloni dalle sue parti se ne vedono pochi, cerca la porta ogni volta che può, anche in quelle improbabili. Cangiano parte bene sulla destra (poi dovrà scambiarsi più volte di fascia con D’Amico), punta l’uomo, a volte lo salta, poi si perde in mille rivoli perchè la “corrente” (i meccanismi della squadra) non scorre mai fluida. Giron è quello che sembra più in ritardo. Difende ma non affonda: soprattutto, la catena di sinistra non si attiva mai. Romeo, infine, entrerà a partita largamente compromessa. Troppo poco e troppo presto per fare valutazioni, ma la sensazione, non gradevole, è netta: vecchi e nuovi parlano linguaggi tecnici troppo lontani per potersi comprendere. La soluzione? Sospesa, con ancora 24 ore di un difficilissimo mercato alle porte.

Il Cerignola di Maiuri vince perchè, se dobbiamo dirla tutta, è l’espressione di un progetto tecnico agli antipodi rispetto alle ben poco convincenti improvvisazioni del Foggia degli ultimi anni. La programmazione, che consente anche di gestire la fine di un ciclo e l’inizio di un altro senza che il “piatto” del campionato ne pianga oltre il dovuto. La coerenza, di chi è capace di proseguire con la barra dritta anche dopo 5 sconfitte consecutive, riassestando, rivedendo qualcosa,  rinunciando persino ai “top player” preventivati (Emmausso e Cuppone), e, alla fine, raccogliendo con merito, solidità e, anche, bellezza. Perchè, bisogna dirlo: i gialloblu, nella fredda serata dello Zaccheria, hanno dato spettacolo. Aspettando, soppesando e alla fine imbrigliando e imbavagliando un avversario che pure, nei primi minuti, sembrava voler partire voglioso e spavaldo. Il cross in area agguantato da Iliev è il fuoco di paglia. Presto spento quando l’Audace indovina i punti critici dell’avversario e, in rapida successione, infila 4 palle gol (tutte partite dal fronte destro della difesa rossonera), con Paolucci (9′), D’Orazio-Gambale (clamorosa, 16′), ancora D’Orazio (21′) e poi Vitale (25′). Buttaro è in apnea, Russo ha un altro passo, e il resto della linea si scompagina. Non va meglio a sinistra, quando Parlato, “aperto” da Gambale, può crossare e servire un indisturbato Vitale che ha modo e tempo di girarsi e infilare nell’angolo di Perucchini. Iliev devia goffamente sul suo palo il cross di Garofalo ma la risposta del Foggia è tutta qua. Ancora Perucchini dovrà mettere la pezza, e il doppio fischio arbitrale giungeràcome una benedizione.

Cosa è successo? Che il Foggia non ha alternative di gioco. Maiuri (tecnico di valore e capacità mai abbastanza riconosciute) conosce bene i movimenti di Petermann e gli scarichi sui terzini: ne blocca il meccanismo e addio. Barilari si sbraccia. Prova a invertire le mezzale e le ali: l’unico effetto è l’annichilimento di Cangiano e il nervosismo di D’Amico. Castorri allora canta e porta la croce: spirito di responsabilità encomiabile ma non profittabile. Perchè, in mezzo al traffico, i punti di riferimento saltano e i rossoneri si scollacciano: incredibili le voragini tra i reparti quando il Cerignola tampona e, con tre tocchi, bypassa due reparti su tre volando sugli uno contro uno a fronte di una linea difensiva lenta e impacciata. La critica assenza di “piani B” si rivelerà dopo l’intervallo. Il Foggia si agita inutilmente, l’Audace riparte e fa male, sempre. Sia al 58′ (bis di Vitale) che al 78′ (“finalmente” la mette dentro anche un irrefrenabile D’Orazio), il portatore ha almeno due soluzioni ambedue validissime su cui scaricare l’assist vincente. Barilari non ha contromisure: solo dopo un’ora si decide a porre fine al supplizio di Buttaro, buttando dentro Oliva e cambiando l’ordine degli addendi (Garofalo sull’out destro, Romeo in mezzo, Oliva più avanzato). Non cambierà il risultato, ed è quasi irridente il controllo degli ospiti e l’accademia finale. Il gol di Castorri (sugli sviluppi di un calcio di punizione, con pallone rimesso in area da Romeo e appoggiato di testa da un proattivo Nocerino) è giusto un premio alla perseveranza del motorino cesenate, e un “onore delle armi” concesso a un Foggia annichilito e con mille pensieri, turbe e dubbi per la testa. Quelli che il duo Casillo & De Vitto si porteranno con sè a Milano, nell’ultimo giorno di un mercato complicato ma irrinunciabile.

Giancarlo Pugliese

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IL TABELLINO

Reti: 35′ e 58′ Vitale (AC), 78′ D’Orazio (AC), 84′ Castorri (F)

Foggia (4-3-3): Perucchini; Buttaro (60′ Oliva), Minelli (86′ Bevilacqua), Rizzo, Giron; Garofalo, Petermann, Castorri; Cangiano (79′ Nocerino), Tommasini, D’Amico (60′ Romeo). A disposizione: Borbei, Magro, Staver, Olivieri, Menegazzo, Winkelmann. Allenatore: Enrico Barilari.

Audace Cerignola (3-5-1-1): Iliev; Todisco, Martinelli, Ligi; Parlato, Vitale (70′ Moreso), Cretella, Paolucci (82′ Di Tommaso), Russo Luca; Gambale (90+5′ Nanula), D’Orazio (82′ Ballabile). A disposizione: Russo Alessandro, Fares; Bassino, Gasbarro, Cocorocchio, lanzano, Labranca, Spaltr. Allenatore: Vincenzo Maiuri.

Arbitro: Simone Gauzolino della sezione di Torino.

Note: ammoni Minelli, Tommasini e Rizzo (F), Vitale e Di Tommaso (AC); spettatori 8.000 circa (settore ospiti chiuso al pubblico)

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