Lunga intervista di Foggiasport24.com all’ex jolly rossonero Alberto Gerbo, che da oggi diventa nuovo responsabile dell’area tecnica della Juve Stabia

Signore e signori, è calato il jolly. No, non parliamo di Burraco, ma di calcio. Non raccontiamo di una figura stampata su un cartoncino, ma di un uomo in carne e ossa, capace con le sue qualità e il suo spirito di adattamento, di diventare l’elemento in più nell’organico del Foggia che qualche anno fa ha dominato la scena in Serie C e poi in B. All’alba della stagione 2025-2026, l’ex tuttofare rossonero Alberto Gerbo ha ufficialmente dato il suo addio al calcio. Lo ha fatto dopo 454 presenze tra i professionisti, molte delle quali vissute con la maglia del Foggia Calcio.

Per i rossoneri ha giocato in ogni ruolo, dal terzino di difesa al quinto di centrocampo, passando per il ruolo di mediano, di regista e di ala offensiva. Sì, è vero, forse il ruolo è stato un po’ ballerino, ma l’unica certezza è quasi sempre stata il rendimento. Sotto il sei in pagella non si scendeva mai. Alberto, nativo di Valenza in Piemonte, ha soffiato quest’anno su trentasei candeline, per poi appendere gli scarpini al chiodo e vestire i panni del dirigente. Presso la Juve Stabia, suo ultimo club, rivestirà il ruolo di responsabile dell’Area Tecnica. Prima dell’inizio del suo lavoro è l’occasione per parlare con lui della parentesi appena chiusa.

Alberto, che effetto fa dare l’addio al calcio?
«E’ doloroso lasciare una cosa che ha fatto tanti anni e che ti ha fatto stare bene. Sicuramente è stata una scelta difficile, ma c’è consapevolezza di non essere più quella di una volta e questo ti porta a cogliere opportunità irrinunciabili, proprio come è capitato a me».

Rimarrai nel calcio con un ruolo nella Juve Stabia, infatti…
«Riparto dalla Serie B come vice del direttore sportivo Lovisa, uno giovane, bravo, da cui si può imparare tanto. Non volevo scendere in categorie minori e magari ritrovarmi ad avere meno stimoli di quelli che sento adesso».

Ricordi il tuo primo giorno da calciatore? Magari quando eri un bimbo che faceva il suo ingresso a scuola calcio…
«No, quello magari no, ma ricordo tante cose dell’infanzia e sono tanti gli aspetti positivi. Già da piccolo sentivo di avere un talento superiore alla media e ho cercato sempre di coltivarlo, anche tra le difficoltà, come quando subentrano altri aspetti esterni che ti spingono a lasciare il calcio. Ma il pallone non l’ho mai abbandonato e sono contento di questa scelta. Era la mia passione e lo è tutt’ora»

Che sogni aveva il piccolo Alberto?
«Il sogno era quello di tutti i bambini: arrivare il più in alto possibile».

Senti di aver realizzato quei sogni?
«Ho avuto la fortuna di giocare tanti anni in B. Non sono riuscito ad arrivare nella massima serie e su questo ho un piccolo rimpianto. Quando vincemmo la B con il Crotone, a fine anno feci rientro ad Ascoli perché ero in prestito. Forse, restando a Crotone almeno avrei potuto fare l’esordio. Un po’ per orgoglio, un po’ per altri motivi non ho insistito con l’allenatore, con il quale avevo un buon rapporto (Stroppa nda), per chiedere di restare anche l’anno successivo».

E Foggia? Cosa ha rappresentato nella tua carriera?
«Foggia è stata la tappa più importante. Dopo un inizio buono, ma con tanti infortuni sono arrivato, a Foggia dove mi sono potuto esprimere al massimo delle mie possibilità e nel mio momento migliore. Sono rimasto cinque anni, ma sono sicuro che senza il fallimento ci sarei rimasto tutta la carriera. Per me era il luogo ideale per giocare a calcio. Sono stato davvero bene, sia in campo, dove la pressione ti permetteva sempre di andare al massimo, sia fuori dal campo, dove ho conosciuto persone meravigliose. Sono stato benissimo in una città che tutti sottovalutano».

Il tuo primo presidente a Foggia, Franco Lo Campo purtroppo è recentemente scomparso. Che presidente è stato?
«Era una bravissima persona, molto disponibile. Non avevo un rapporto stretto con lui perché dopo il primo anno a Foggia lasciò la società, ma ricordo una persona gentile e disponibile».

A portarti a Foggia è stato il direttore sportivo Beppe Di Bari, che rapporto hai avuto e hai con lui?
«E’ stata una figura importante per me e per tutto il gruppo e ha dato l’opportunità a un grande mister come De Zerbi di esprimere le sue potenzialità. E’ stato uno dei principali artefici di quegli anni meravigliosi a Foggia. Per noi calciatori è stato un punto di riferimento e lo sento ancora adesso con piacere, è una persona che merita tanto».

Con De Zerbi avete vinto la Coppa Italia Serie C e fu il primo successo di quel gruppo. Che ricordi hai?
«De Zerbi è stato colui che ha portato la luce a Foggia. Ricordo che quando sono arrivato lo stadio era tutto in cemento, la squadra era buona ma non da altissimo livello o da vetta del campionato. Il primo anno è stato di assestamento per mettere le basi per il futuro. Poi con le qualità del mister, che si sono viste sin da subito, sia come allenatore sia come motivatore abbiamo dato vita a qualcosa di unico, che è culminato con la vittoria della Serie C. Di quel gruppo ho un ricordo bellissimo, ci sentiamo tutt’ora su Whatsapp. Sentiamo spesso De Zerbi, che è stato un collante per noi calciatori. E’ stato colui che ci ha valorizzato nel miglior modo possibile. Ricordo tutto è stato un anno intensissimo…».

De Zerbi è stato colui che ha portato la luce a Foggia

Cosa è mancato per vincere quel campionato con De Zerbi?
«Durante l’anno abbiamo perso partite per degli episodi».

Il primo ad affiorare alla mente è quel Foggia – Benevento terminato in parità per un rigore generoso concesso ai sanniti, che poi avrebbero vinto il campionato…
«Esatto. Avevamo dominato la partita e se non ricordo male sbagliammo anche un rigore. In occasione di quel contrato, poi, avevo preso la palla e Ciciretti, il mio avversario, era fuori area. Invece ci fischiarono un rigore contro…».

Quella partita ha contribuito a spingervi nella lotteria dei playoff…
«Nel corso dei quali abbiamo fatto una cavalcata pazzesca contro squadre fortissime come Alessandria e Lecce, poi in finale ci è mancata un  po’ di fortuna. A Pisa abbiamo preso gol per errori nostri che ci hanno condizionato particolarmente. Nel corso della partita avevamo anche recuperato, ma l’abbiamo buttata nuovamente all’aria per errori stupidi (finì 4-2 nda)».

La finale playoff di ritorno con il Pisa la ricordi? Com’era lo Zaccheria quel giorno e cosa non ha funzionato?
«Lo stadio era una bolgia, era veramente infuocato. Se avessimo sbloccato la gara nei primi minuti sarebbe stata un’altra partita. Invece alla fine eravamo tutti delusi (finì 1-1). Più che al ritorno non siamo stati bravi a raggiungere un risultato positivo all’andata. Allo Zaccheria l’avremmo portata a casa se all’andata avessimo perso con un punteggio meno pesante».

L’estate successiva fu caldissima. De Zerbi venne esonerato il 15 agosto 2016 e al suo posto arrivò Stroppa. Quale fu l’impatto con queste notizie?
«L’impatto fu forte. All’inizio siamo stati un po’ diffidenti con Stroppa, perché venivamo da un rapporto viscerale con De Zerbi. Poi però lui è stato intelligentissimo a portare avanti un lavoro già iniziato, mettendo le sue idee e andando a completare una macchina perfetta, rendendola ancora più perfetta. E’ stato super bravo il mister, molto capace. Con lui ho stretto un grande rapporto che mi ha poi permesso anche di seguirlo a Crotone. Noi calciatori ci siamo messi a disposizione del tecnico e lui si è messo a nostra disposizione con tanta intelligenza e siamo andati dritti come un treno in Serie B».

All’inizio siamo stati un po’ diffidenti con Stroppa, perché venivamo da un rapporto viscerale con De Zerbi. Poi però lui è stato intelligentissimo

Siete partiti bene in campionato, ma poi arrivò la sconfitta 2-3 con il Fondi con durissima contestazione. In settimana Stroppa dichiarò: “Vinceremo il campionato”, e il palo di De Vena su rigore a Melfi fece il resto. Che periodo fu quello?
«La ricordo la partita con il Fondi. Feci un gol, il momentaneo 2-0, e in quella stessa occasione mi infortunai. Ricordo anche la contestazione al termine dei novanta minuti. Il mister aveva le idee chiare, voleva smorzare i toni nelle partite store, come a Taranto o come con le dichiarazioni a fine partita col Melfi (“Tre punti e a casa” nda). Ci ha dato tanta serenità che ci ha permesso di esprimerci al meglio e di distruggere il campionato».

Da Fondi a Fondi. Proprio in terra laziale arrivò il punto della matematica, cosa ricordi della festa?
«Ricordo tutto di quella partita. Ma di Foggia ricordo tutto, è stata la tappa più bella della mia carriera, anche se non quella più in alto a livelli di risultati. Foggia è un vortice di emozioni che non posso scordare. Ho dei ricordi bellissimi. Non dimenticherò mai niente. Rimane tutto nella testa, come se fosse successo tutto ieri».

La retrocessione è una ferita aperta. Potevamo fare di piu’

Poi la Serie B, la salvezza e quell’amara retrocessione. Quali sensazioni ti suscita il ricordo?
«Fa ancora male è una ferita dolorosa. Abbiamo avuto tante occasioni per vincere partite che non abbiamo sfruttato e sono molto dispiaciuto. C’era la penalità ma con quella squadra lì, con quei giocatori lì si poteva fare di più. Bisogna prendersi le proprie responsabilità. Potevamo arrivare facilmente all’obiettivo nonostante la penalità, anche perché poi gli stessi giocatori hanno fatto bene in quella categoria. Bastava qualcosa in più che non si è riusciti a tirar fuori nonostante i problemi che c’erano».

Cosa ti porterai dentro di Foggia?
«Mi porterò l’amore che trasmette la gente, la sensazione dello stadio che pulsa, l’idea dei foggiani di vivere il calcio in quella maniera così intensa. Spero un giorno di tornare a Foggia, magari da direttore, e di riuscire a vincere di nuovo in questa piazza, perché le emozioni che provi nella vittoria a Foggia non le provi da nessun’altra parte».

Spero di tornare a Foggia e di riuscire a vincere di nuovo in questa piazza perché le emozioni che provi a Foggia non le provi da nessun’altra parte

Alberto, saluta come vuoi i tifosi rossoneri. Sono qui che ti leggono…
«Voglio salutare i tifosi con grande affetto augurandoli il meglio. Il momento magari non è dei migliori, ma sono certo che in futuro, con le cose fatte bene, torneranno ad unirsi programmazione, passione e risultati e sono sicuro che si tornerà in alto. C’è solo bisogno di pazientare un po’ e di mettere le basi per un futuro roseo. Mando un grande abbraccio ai tifosi rossoneri, non vi dimenticherò mai».

In bocca al lupo, Alberto.

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